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05 maggio 2022 / News

La diffusione del Cinque Maggio

 

Agli amici della «Sala Rossa» Manzoni ha testimoniato come l’ode Il Cinque Maggio poté essere divulgata nonostante il divieto del Governo austriaco:

"Son ricorso a un artifizio. Prevedendo la proibizione della censura austriaca, ne ho fatto fare due copie al mio fattore, che aveva una bella calligrafia, e poi le ho presentate tutte e due alla Censura, giacché era una antica legge, ora andata in disuso, che si dovessero presentare due copie di ogni manoscritto da pubblicarsi. Ho sperato, come infatti avvenne, che una delle copie mi sarebbe stata restituita col divieto della pubblicazione, e l’altra sarebbe rimasta in mano di qualche impiegato della Censura, che l’avrebbe poi fatta vedere. Così fu; e per quindici giorni Il Cinque Maggio, uscito dalle mani di questo impiegato, girò manoscritto per Milano, e quindi fu portato a Lugano, dove venne stampato; e di là andò in giro per tutto il mondo". 

La prima edizione italiana veniva stampata ‘fuori confine’, a Torino, nel 1823, presso l’editore Marietti, in coda agli Inni Sacri, in un opuscolo dal titolo Cinque Inni Sacri e un’Ode di Alessandro Manzoni Milanese, e subito ristampata, con nuove aggiunte, nel 1824: scrive l’editore Giacinto Marietti: 

              "L’edizione, che già pubblicai di alcune Odi ed Inni dell’esimio poeta signor Manzoni, fu con tanto favore accolta e giustamente apprezzata,

               che, trovandosi quasi interamente esaurita, mi si rendeva impossibile di soddisfare alle frequenti domande che giornalmente ne ricevevo".

L’ode venne fatta conoscere in Europa dalla tempestiva traduzione Goethe (1822). Un volume a cura di Carlo Attilio Meschia, uscito nel 1883 a Foligno, raccoglieva ventisette traduzioni: in latino (6), in francese (3), in spagnolo (7), in catalano), in tedesco (8), in inglese (1), in portoghese (2), una delle quali di Dom Pedro de Alcantara, imperatore del Brasile (1871).

In Italia venne riedita a Torino, a Udine, a Napoli, a Firenze (da Tommaseo), ma si dovrà aspettare l’uscita dell’ultima dispensa delle Opere varie (1855 per avere un testo approvato da Manzoni.

 

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