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09 Novembre 2021 / Eventi

La Russia e l'Europa nel destino di Dostoevskij

 

La mostra La Russia e l’Europa nel destino e nell’opera di Dostoevskij, promossa e organizzata dal Museo Vladimir Dahl di Mosca, ha potuto essere ammirata dal 30 settembre al 30 ottobre a Milano, nella Casa di Alessandro Manzoni.
Nelle bacheche erano esposti documenti (raccolti nel corso degli anni dalla seconda moglie) che illustravano la vita dello Scrittore, le sue case, i viaggi in Europa, i soggiorni in Italia, le sue preferenze in campo artistico; alle pareti molte tavole a illustrazione delle sue opere.

L’inaugurazione ha avuto luogo il 29 settembre, con l’intervento di autorità e studiosi russi e italiani: per il Centro Nazionale Studi Manzoniani, Giovanni Bazoli, presidente onorario e Angelo Stella; per il comune di Milano, Stefano Parise, direttore delle biblioteche civiche e responsabile culturale; dell’Università Statale di Milano, i professori Fausto Malcovati, Damiano Rebecchini, Maria Di Salvo; e ancora, Giovanni Morale, direttore delle Gallerie d’Italia; Vincenza Petrilli e Raffaella Bentivoglio delle Soprintendenze ai Beni Archivistici e Storici di Milano; il Console Generale della Federazione Russa a Milano Dmitry Shtodin. 
Rappresentavano la cultura e la vocazione storico-museale della nazione di Dostoevskij: con Dmitri Bak, direttore del Vladimir Dahl State Literary Museum di Mosca, coordinatore della Mostra, diciannove responsabili di Musei: Marina Loshak (Pushkin State Museum of Fine); Victoria Markova (Deputy Director of the Pushkin State Museum of Fine Arts); Georgy Vilinbakhov  (Deputy Director General of the State Hermitage Museum); Zelfir Tregulova (Tretyakov Gallery); Elena Gagarina (Moscow Kremlin Museums); Mikhail Bryzgalov  (Music Museum); Anna Tsvetkova (Deputy Director of the State Russian Museum); Zakhar Kolovsky (Exhibition Center ROSPHOTO); Alexey Levykin (State Historical Museum); Ekaterina Tolstaya (“The Yasnaya Polyana estatу”); Irina Velikanov (Central Museum of  Contemporary History of Russia); Elena Pronicheva (Polytechnic Museum); Vladimir Kuznetsov (Archaeological Museum “Fanagoria”); Sofya Gracheva (Moscow Art Academic Theater Museum); Olga Taratynova (Tsarskoye Selo State Museum);  Olga Alexandrovna Anistratenko (Mikhail Sholokhov Museum); Sergei Nekrasov  (National Pushkin Museum); Tatyana Rybkina, Minister of Culture of the Tula Region.
L’inaugurazione si è tenuta nel cortile di Casa Manzoni, alla presenza e con la partecipazione, nel rispetto delle norme sanitarie, di molti studiosi e ospiti. È stata un’occasione per un ascolto, per un dialogo stimolante e per riflessioni condivise sull’unione culturale europea. Hanno parlato Giovanni Bazoli, Stefano Parise, Damiano Rebecchini, Dmitry Shtodin, Dmitri Bak, Sergej Shaulov (che ha curato la mostra con Inga Drobyshevskaya e Alexei Mozgovoj). Hanno collaborato all’allestimento, con il personale del Centro, Nicoletta Visentin Dalfonso e Alena Bunina.
Sono stati organizzati due incontri culturali che hanno visto la partecipazione di docenti e studenti universitari e di appassionati lettori.

Martedì 5 ottobre, si è svolta unaTavola Rotonda, organizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano Statale sul tema: Dostoevskij privato. Interventi di Giulia De Florio, Elena Freda Piredda, Fausto Malcovati, Damiano Rebecchini, Raffaella Vassena: hanno presentato criticamente Dostoevskij giovane studente, ribelle, prigioniero, marito e padre; con la tentazione e il desiderio d’Europa, con la fede nel popolo di Russia.

Giovedì 21 ottobre, nell’incontro quindicinale del Circolo dei lettori, su Dostoevskij e San Pietroburgo, veniva presentata la biografia scritta da Paolo Nori, Sanguina ancora, Mondadori 2020. Nori ha parlato di Dostoevskij quale ingegnere senza vocazione, genio precoce della letteratura, nuovo Gogol’, aspirante rivoluzionario, condannato a morte, confinato in Siberia, cittadino di San Pietroburgo, giocatore incapace e disperato, marito innamorato e padre incredulo, goffo, calvo, vecchio fin da quando è giovane, uomo malato, confuso, contradditorio, disperato, ridicolo, …insomma un uomo comune, un grande uomo comune.

La Rete SKY ha trasmesso in tre repliche, una delle quali nel giornale delle 20,30, un reportage di John Pedeferri, con interviste a Giovanni Bazoli, e a Elena Gagarina, figlia del primo astronauta (link: https://video.sky.it/news/cronaca/video/casa-manzoni-mostra-di-dostoevsk...)

Siamo alla vigilia del giorno di San Martino: di quel secondo sabato del novembre 1628, che vide prima Fermo e poi Renzo Tramaglino provarsi in un tumulto, che il medico fisico Senatore Settala, testimone e cronista anche della peste, definiva ribellione, per correggere poi in rivoluzione, termine che Manzoni oserà pensare ma non scrivere per i venticinque lettori.
Vigilia di quella seconda domenica del novembre di duecento anni fa, che vedeva nascere a Mosca, secondo di otto figli, Fëdor Michailovič Dostoevskij. 
Errabondo per l’Europa, in visita a Milano nel 1868 («il clima è migliore, la vita più cara, piove continuamente, ci annoiamo mortalmente»), Dostoevskij non incontrò Alessandro Manzoni. Ma di lui potevano ‘parlargli’ gli scritti di due grandi poeti che la madre gli avrebbe fatto leggere e amare: Aleksandr Sergeevič Puškin (muore nel 1837)  e Vasilij Andreevič Žukovskij (muore nel 1852): il primo ricorda Manzoni tra gli scrittori prediletti dal suo Evgenij Onegin, al secondo ospite in via Morone nel novembre 1838, è dovuto uno dei più veritieri e profondi ritratti di Manzoni, scrittore e uomo:

«Sono rimasto con lui due ore e, naturalmente, queste due ore fanno parte delle ore belle della mia vita: ho goduto del vivo sentimento della simpatia, simpatia per qualche cosa di elevato che porta nell’anima come un ordine luminoso e produce in essa una completa armonia … Io non sono fisionomista, ma il volto di Manzoni mi si è impresso nella memoria … Dei tratti regolari, il cui carattere e la cui nobiltà sono una certa attraente finezza unita ad una leale modestia. … Aggiungi a ciò il più piacevole stile della conversazione».

Un Renzo Tramaglino, che ha voluto visitare la Mostra del Museo Dahl, e ha potuto conoscere o meglio riconoscere, il grande scrittore russo (edito, sia pure tardivamente, da Treves in traduzione italiana, e dominante nel nostro Novecento), non ha trovato, sprovveduto come rimane, notizie della Mostra, che se non altro lo avrebbero introdotto alle analisi critiche di questi giorni, su grandi quotidiani milanesi. Non ha ancora imparato a leggere bene, e certificarsi delle magnifiche sorti e progressive, e che «un Gange / di critici scritti» redime inflazioni e silenzi culturali. 

Angelo Stella

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